Sotto i riflettori una compagine di autori affermati e narratori per passione – un ensemble a organico variabile, tra letture “a tema” e giochi di libere associazioni – per un divertissement teatral musicale in cui ciascuno si cimenta “senza rete” davanti a un microfono per dar voce a un personaggio o a una storia – unico fil rouge la Sardegna di oggi e di ieri, perfino di domani, svelata attraverso una pluralità di sguardi e differenti sensibilità.
Un affresco “corale” affidato alla fantasia e al talento dello scrittore Flavio Soriga e del giornalista Nicola Muscas, nel duplice ruolo di affabulatori e presentatori, protagonisti nella città di Eleonora insieme con Lalla Careddu, Dario Dessì, Emanuele Pittoni e Michela Faedda per un’inedita “antologia” tra racconti minimalisti e drammi epici, ricordi e aneddoti, “deliri narrativi” e poetiche invenzioni.
La colonna sonora sarà affidata all’Armeria dei Briganti – una tra le più interessanti e originali band musicali dell’Isola, frutto dell’incontro e del felice sodalizio tra artisti provenienti da percorsi diversi – quali Renzo Cugis (voce e chitarra), Samuele Dessì (chitarra e voce), Andrea Murru (chitarra, mandolino e voce), Stefano Piras (chitarra, ukulele e voce), Andrea Lai (contrabbasso e voce), Diego Deiana (violino e fisarmonica) e Mario Marino (batteria) – capaci di spaziare tra generi e stili dalla canzone d’autore allo swing, alle melodie popolari.
Tra il pubblico anche l’illustratore “tascabile” cagliaritano Riccardo Atzeni, che disegnerà i suoi ritratti istantanei dal vivo e immortalerà alcuni momenti significativi delle due serate, cercando di trasportare sulla “tela” le atmosfere e l’alchimia cangiante di eventi di per sé unici e irripetibili, in cui si sposano profondità e leggerezza, con il solo obbligo, che accomuna tutti i protagonisti, di non prendersi mai troppo sul serio.
Tranches de vie e novelle irriverenti, cronache sportive e diari di viaggio, private riflessioni e accenti satirici si susseguono (quasi) senza soluzione di continuità nella fortunata formula di “Scrittori da Palco” – a misura di festival ma anche come esempio di intrattenimento intelligente in clubs e caffè, oppure en plein air nelle piazze e ora approdata tra le pièces de La Grande Prosa firmata CeDAC.
Frammenti spesso umoristici – ma c’è spazio anche per il pathos – con le “sillogi” estemporanee e mutanti degli “Scrittori da Palco” – già confluite in varie raccolte e in volumi cartacei, in cui il tema – libero o obbligato – è spesso un pretesto e le performances degli autori mescolano tratti individuali e aspetti conviviali, in un intrecciarsi tra arte e vita. Quasi un gioco di specchi tra la dimensione esistenziale e la trasposizione o la creazione letteraria – in un mettersi a nudo o in fondo assumersi in prima persona la responsabilità di quel che si è scritto che infrange i confini invisibili di un’ideale torre d’avorio per riportare gli autori tra la gente, a diretto contatto con un pubblico eterogeneo di lettori e no.
“Scrittori da Palco” con il CeDAC entra nella dimensione dello spettacolo – di cui già possiede in nuce gli elementi fondamentali nell’intreccio tra parole, suoni e visioni e nell’immediatezza dell’hic et nunc, il qui e ora che si rifà anche alla lunga tradizione della cultura orale, degli antichi agoni poetici e dei racconti sull’aia o intorno a un fuoco dell’area mediterranea e non solo. Il narrare nasce dall’intima esigenza di raccontarsi, di tramandare memorie di fatti e insegnamenti, in un continuum che attraversa le generazioni e su cui si fonda l’identità dei singoli individui e il senso di appartenenza a una comunità. Le parole definiscono il mondo, danno “suono” e senso alle cose, e l’abitudine della lettura ad alta voce – l’unica conosciuta agli antichi, agli albori della scrittura – diventa esperienza collettiva e condivisa, memento di incontro e scambio, tra spunti di riflessione e favole contemporanee.